
Scultura tra materia e spiritualità
Tagli e Legami —
la ferita che apre,
il legame che tiene

Pasquale Lo Moro
Scultore
Una selezione delle opere più rappresentative: dai grandi lavori in ferro e cemento della serie Tagli e Legami all'arte sacra per chiese e cimiteri, fino alle origini figurative.Tocca un'opera per aprirla; ogni opera ha una scheda dedicata.
«La materia vive lo spazio che la abita ed entra in dialogo con la luce.
Lacerazioni e legami non sono casuali: diventano narrazione del reale,
manifestazione di un mistero che vive in noi e comunica vita.»
Suor Maria Gloria Riva — sulla serie Tagli e Legami
Dopo vent'anni di figurativo, Lo Moro affronta «il rischio di una strada nuova». Bronzo, cemento e ferro vengono incisi, lacerati e ricuciti. Il pane spezzato, la porta come soglia, l'11 settembre come ferita collettiva: ogni soggetto è reinterpretato attraverso la grammatica del taglio e del legame.Tocca un'immagine per vederla a piena dimensione.
Studi e bozzetti in raku e ottone: prove di forma per le grandi opere della serie Tagli e Legami.
Cappella Fondazione Adele Bonolis · Vedano al Lambro (MB)
Nuovo ciclo della Passione in terracotta (2025): undici stazioni — dalla condanna davanti a Pilato alla Resurrezione — modellate a bassorilievo e contrassegnate dal numero romano. Collezione privata.
In memoria di Rino Perego (bronzo) · Cappella Gesù a Nazareth, Milano (terracotta)
Le stazioni della Passione (2006): la sequenza delle cadute, il Cireneo, la Veronica, l'incontro con la Madre, la spogliazione, il giudizio di Pilato, l'affissione e la deposizione dalla croce.
«Lo Moro da sempre ha posto la sua sensibilità plastica al servizio di un'Arte a vocazione sacra, per la quale sa trovare forme assolutamente antiretoriche e di moderna spiritualità.» — G. Seveso. Il Risorto, le icone, gli arredi liturgici.
Arredi per la liturgia: tabernacoli, altari, leggii, candelabri e croci — la materia al servizio del rito.
Bozzetti di piccola dimensione in ottone: figure essenziali delle virtù — la fermezza, lo scudo, la speranza, la tensione, la donazione. I lavori in grande dimensione seguiranno.Tocca un'opera per aprirla.
Calici, patene e vasi sacri in bronzo: l'arredo liturgico come gesto di bellezza al servizio del rito.
Cicli di vetrate figurative, tra cui quelle del Cimitero di Lambrate a Milano (1992–1998).
1980 – 1985. Le prime terrecotte — Attesa, Amanti, Riposo, le madri e Madre Terra: la figura umana còlta in gesti essenziali, fra tenerezza e attesa.Tocca un'immagine per vederla a piena dimensione.
1985 – 1993. La forma si fa massa che vive lo spazio: Belvedere, i guerrieri, le madri col bambino, le greche. Volumi pieni, messi in movimento.
«Ho sempre fatto figurativo, e quando realizzai questo cavallo avevo preso una decisione importante. Però i cavalli presero la loro strada e parlarono di altro: parlano di me.» (1990–92)
Disegni preparatori e studi: progetti per altari e arredi liturgici, annotazioni di misura e di materia.Tocca un'immagine per vederla a piena dimensione.
Piatti circolari in terracotta raku, dalle superfici bianche e nere segnate dal fumo: simboli cristologici — il pesce, la spiga, il sole — incisi nella materia.
Pasquale Lo Moro nasce a Zungri, in Calabria, nel 1959. A vent'anni si trasferisce a Milano per seguire la sua passione: la scultura. Studia all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove la formazione accademica si intreccia con una nostalgia feconda per le radici meridionali. Da quella tensione nascono le prime opere: figure che non cercano la somiglianza ma la presenza, la tranquillità, la bellezza della gente che aveva lasciato.
Nel periodo post-Brera l'incontro con un gruppo di artisti milanesi e con il maestro Nicola Sebastio segna una svolta. Sebastio riconosce nelle sue sculture una qualità che Lo Moro stesso non aveva ancora nominato: il sacro. Da quel momento l'arte sacra diventa uno dei filoni più profondi della sua produzione, con arredi liturgici e cicli per chiese della Brianza e del milanese.
In oltre quarant'anni di lavoro continuo — «dal 1980 in modo ininterrotto» — Lo Moro ha attraversato la scultura figurativa, l'arte sacra, e ha poi intrapreso il rischio di un linguaggio nuovo con la serie Tagli e Legami. Un percorso mosso non dalla moda ma dalla necessità interiore: «evidenziare con la bellezza la centralità di Cristo nella via dell'uomo».
Modella la creta, scolpisce la pietra, fonde il bronzo e l'ottone, lavora il gesso, il cemento, il legno e la terracotta raku. La materia non è mai un semplice supporto: è il luogo in cui «rendere visibile la bellezza, dare vita là dove sembra non ci sia nulla».

«Uno scultore rende al mondo, con qualsiasi materiale operi, visibile la bellezza. Dà vita là dove sembra non ci sia nulla.»
— Pasquale Lo Moro
Una ferita che disegna un Oltre: la feritoia attraverso la quale accedere al cuore di Dio.
— Suor Maria Gloria Riva · su Pane Spezzato
Forme assolutamente antiretoriche e di moderna spiritualità, che invitano credenti e non credenti a rivolgere un pensiero al sacro.
— G. Seveso · presentazione in catalogo
Il primo a riconoscere la dimensione sacra di queste sculture — e a non lasciarlo andare finché non se ne rese conto anche l'autore.
— su Nicola Sebastio, maestro
«Il pane umile e candido del Sacramentum charitatis viene reso attraverso la forza persuasiva del bronzo. Una ferita che disegna un Oltre: la feritoia attraverso la quale accedere al cuore di Dio.»
Leggi tutto→«Lo Moro invita credenti e non credenti a rivolgere un pensiero alla dimensione del sacro. Sa trovare forme assolutamente antiretoriche e di moderna spiritualità.»
Leggi tutto→Fu il primo a riconoscere la dimensione sacra di queste sculture, dichiarando che non lo avrebbe lasciato andare finché non se ne fosse reso conto anche l'autore.
Leggi tutto→«Il lavoro, inizialmente espresso con masse compatte, nel corso degli anni si alleggerisce nella forma fino a raggiungere una sobrietà stilistica personale.»
L'esposizione presenta le grandi installazioni della serie: la Porta (200×100 cm) e il Movimento Meccanico in ferro e cemento (300×80×25 cm).
«C'è un momento in cui ti rendi conto che non puoi tornare indietro: quello che fai non solo ti appassiona ma ti realizza come uomo.»
«Crucis Misterium» — Mostra internazionale di arte contemporanea.
«Profezia di Bellezza» — Arte sacra tra memoria e progetto.
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Protagonisti delle ultime opere di Pasquale Lo Moro sono lo spazio e la luce. La materia vive lo spazio che la abita ed entra in dialogo con la luce. Per questo, morbidezza di piani, punti di attrito, lacerazioni e legami non sono casuali, ma, pur rispettose delle soluzioni tecniche, diventano narrazione del reale, manifestazione di un mistero che vive in noi e comunica vita.
Il pane umile e candido del Sacramentum charitatis per eccellenza viene reso così attraverso la forza persuasiva del bronzo. Un materiale che porta in sé il ricordo incandescente del fuoco. Già il parallelo è suggestivo: anche il pane Eucaristico è memoria incandescente di un fuoco di carità che ardeva nel cuore del Salvatore. Questo pane è contemplato da Lo Moro nel momento solenne e carico di senso nello spezzarsi, nel donarsi a tutti.
L'apertura lascia intravedere legami che tuttavia sono anche brandelli di lacerazione. Cristo da un lato tiene legati tutti noi attraverso il suo Pane, il suo sacrificio, e dall'altro, proprio nel dono che fa di sé, egli testimonia un legame assoluto e indistruttibile tra Dio e la creatura: il Verbo si è fatto Carne. Per questo motivo la circolarità del pane, simbolico rimando all'eternità, ha la superficie scavata come fosse un grembo che accoglie, nutre e plasma.
L'eucarestia ci plasma, appunto, per la vita eterna, ci accoglie nel suo grembo per darci forma, la forma di quel corpo che già vive nell'eternità e nella beatitudine somma dell'amore: Cristo. E mentre nelle opere di Pasquale contempli quel grembo sei ancora immediatamente attratto dalla ferita profonda dello spezzarsi dell'ostia. Una ferita che disegna un Oltre: il passaggio attraverso il quale osservare il mondo, la feritoia attraverso la quale accedere al cuore di Dio, scoprendo così, speranza contro ogni speranza, il suo disegno buono sul mondo.

L'opera è nata da una visita fatta al duomo di Orvieto. Di ritorno da un incontro a Roma con Mons. Mauro Piacenza, ci siamo fermati a ringraziare il Signore per un incontro così bello e per il lavoro fatto con gli amici de «Il Baglio». Da sempre impressionato dai miracoli, nella sua semplicità anche il mio lavoro credo sia un piccolo miracolo.
L'opera, che credo esplicita nella sua configurazione, vuole affermare la centralità del corpo di Cristo nella Chiesa, oggi presente in mezzo a noi. La croce è per eccellenza il Mistero che vive in noi e comunica vita: è la narrazione di un reale drammatico che tuttavia conduce a un oltre di speranza.
A partire da ciò, ho voluto rileggere il Mysterium Crucis nel suo attualizzarsi quotidiano, nell'Eucaristia. La frattura inevitabile, segno di donazione del rito perpetuo, è il filo conduttore di tutto il mio lavoro di questi ultimi anni.
Nella vita quotidiana i tagli, le fratture, le scollature vengono stigmatizzate ed evitate, se non addirittura nascoste come elemento di vergogna, preferendo girare pagina per ricominciare daccapo e perdendo in questo modo anche il bello di quello che si fa. Non si vuol fare fatica a ricucire i rapporti, perché bisogna mettersi in gioco, e non si è disposti a confrontarsi.
Pasquale Lo Moro invita — credenti e non credenti — a sollevare lo sguardo verso il cielo e a rivolgere un pensiero alla dimensione del sacro e al trascendente.
Per sua intima vocazione, infatti, Lo Moro da sempre ha posto le sue ricerche e la sua sensibilità plastica prevalentemente al servizio di un'Arte a vocazione sacra: vocazione per la quale sa trovare forme assolutamente antiretoriche e di moderna spiritualità.
